Peroniana

Secondo appuntamento su questo blog con Andrea Peroni, nostra Musa (o “nostro Muso”!?) ispiratrice, nonché poeta, scrittore, libero pensatore. Dopo la poesia dello scorso mese questa volta ci presenta una prosa veramente degna di nota. Ricordo a tutti che è possibile commentare ogni post di questo blog!


QUASI sicuro di  FARCELA


La notte non può trascinarsi via tutte le lenzuola. Da quando mi sveglio solo ho il mio da fare per togliere le tele di quei ragni bastardi. Che poi sono i giorni. Le raccolgo tutte e le metto in un posto sicuro, che solo io conosco. Prima o poi troverò il modo di farle fuori.
Di là nel regno dei rumori tutto ancora è immutato. Il carpentiere canta, le campane suonano, i cani si accoppiano. Giusto un timido sole pallido, questo sole quasi giallo sembra rinnovare l’aria.
Le labbra si staccano e la palpebra è leggera. Un burattino sedato. Soltanto i capelli sembrano essersela spassata stanotte. Indemoniati e senza senso. Dovrei fare altrettanto una di queste sere, me lo devo ricordare.

Ho ventisette mogli e duemilaotto scheletri nell’armadio che ogni mattina suonano la sveglia. I sogni mi tirano fuori dal letto. Dopo un po’ quasi tutto è amaro, la gola s’infiamma. Dà fastidio.
La musica, la buona musica ci ha abbandonato. Ora che siamo così disperati. Ora che il vuoto dentro e intorno ci convince che la vita fa schifo. Che almeno dopotutto ne vale la pena.
Noia. Rigogliosa e infinita.

Dove muoversi si può capire

Sospesi davanti e dietro. E in alto e in basso. La luuuunga marcia inossidabile centrifuga. Per il giorno il forno, alla notte mignotte. Cuori fuori dalle sponde. Ascolta. La stagione buffa risuona quando dal ciglio della strada, dove nasce il profondo, tu affatto zingaro mi sputi in bocca pupille.  Vitree. Vitreo fermento. I fiumi ingrossano gli intestini. Ho già dato la mia visione romantica stizzita. Aspetto perché non ho niente di importante. Qualcosa che serpeggi per le stanze di un motel bigotto fagotto casotto. Appena più oltre dell’orlo. Dell’orologio. La mia voglia di amare perduta tra sigarette di porcellana. Dopo tutto ci sarà una luna che. piano piano. SCOlo ri s c e.

Cosa sono questi capelli che mi porto dietro

Aggiungi che ho voglia di rischiare. Chiunque può farlo. Viene tutto dai modi. Da come l’occhio volge e la mano scivola. Tutto di te mi piace. Tutto di te odio. L’istante distratto in un raggio di luce, immobile. L’inclinazione del volto. I pensieri freschi che mi ravvivano. Ad occhi chiusi l’oscurità non c’è, dissolve tenera. Mi piace guardare solo te. Tra mille di oggi o centomila di domani ti riconosco sempre.

Così arrivo


Mi prendo il viaggio e l’amplesso terso

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